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Dedico queste pagine al dottor Giacomo Ferrero,
”
sacerdote della medicina” come si definiva Lui
mio
medico e caro amico, vicino di casa, disponibile giorno e notte per
i suoi pazienti, tra le prime vittime torinesi delle BR, gambizzato
ma fortunatamente sopravvissuto.
In
ricordo delle nostre chiacchierate sulla vita che continua.
Voleva capire qual’era il punto del cervello che percepisce la
comunicazione dell’aldilà. Grazie al suo aiuto ho accettato la mia
medianità, spesso considerata una “follia”.
Avrebbe pagato qualsiasi cifra pur di averla, prematuramente però
all’improvviso si è trovato privo del vestito “umano”.
Entrambi ci siamo trovati impreparati, poi con coraggio abbiamo
iniziato una nuova esperienza, con la documentazione archivistica, e
… trovato una nuova
“pittura moderna”
Con
la sua vista senza più veli, la mia esperienza e fantasia, è stato
sufficiente scavare negli archivi per vederne di tutti i colori,
sono bastati una macchina fotografica digitale ed un computer.
All’improvviso si aprono mondi nuovi e realtà completamente
sconosciute.
A
chiunque vuole imparare a dipingere, i miei migliori auguri.
Aurelia Pusar, pittrice
Introduzione
Il
mio approccio con la Sindone risale ad un’esperienza di cui non
ricordo precisamente l’anno. Mi trovavo in piazza San Giovanni a
Torino, ed era il primo giorno di una delle ultime ostensioni del
Novecento. Forse venivo da via Bologna, dall’Enel, dove lavoravo.
Davanti al duomo non c’era coda, anzi direi nessuno, quindi sono
entrata.
La
reliquia era esposta vicino all’ingresso, due agenti ai lati. Potevo
vederla da vicino ed osservarla con attenzione, senza fretta alcuna.
Da
cattolica credente, non mi sembrava quasi possibile vederla prima
della solita “calca”: un’emozione indescrivibile, quasi una
vibrazione soprannaturale. Pian, piano fui coinvolta e sono
“entrata”. Era la prima volta che entravo in un’altra esperienza di
vita. Non so quantificare per quanto rimasi dentro i “segni”,
ricordo ancora chiaramente che fui sconvolta: chiunque fosse
quell’uomo, l’azione brutale, la violenza su di lui, tutto era
perdurato per secoli grazie ai “segni”!!
Com’era possibile? Come può l’ ”uomo” usare tanta violenza su un suo
simile? Nessun animale, feroce che sia, si comporta in natura nello
stesso modo.
Sono
passati anni , altre ostensioni, ma non era più necessario vedere:
la Sindone si era stampata dentro di me. Il mistero non era più il
lenzuolo, era e rimane il perché della sofferenza che l’uomo è in
grado di provocare ad un proprio simile.
La
Sindone mi ha aperto gli occhi, finalmente ho visto l’ipocrisia dei
cristiani nell’adorare l’emblema della sofferenza e provocarne tutti
i giorni, avere la continua necessità di circondarsi di “reliquie” e
non essere capaci di creare un mondo di pace. Ed è qui che entrano
in gioco i documenti d’archivio, proprio a smentire i valori di quel
cristianesimo per il quale la morte sulla croce è diventata un
mettere sulla croce tutti i giorni. La pace non è la preghiera, né
l’adorare, il Cristo. Come ora lo vedo io è lì che aspetta,
completamente inutili la sua crocifissione, o i segni in un
lenzuolo:
che
Dio abbia sbagliato ad avere fiducia nei suoi “uomini”?
Possibile che si sia sacrificato per gli orrori delle guerre di
duemila anni, quelle dei secoli passati, le cattiverie di ognuno di
noi, miliardi di creature? O sarà mica che hanno approfittato di Lui
i Briganti, i Padroni della storia?
La documentazione frammentaria dell’Archivio di
Stato di Torino è stata da me raccolta e ordinata per anno di
ostensione. Vi sono documenti antichissimi, bolle pontificie, con i
loro sigilli nei mazzi delle Materie Ecclesiastiche consultati 8e
che ho omess). Ho tentato di costruire un racconto del percorso
della reliquia più amata dai torinesi e proposta al mondo intero,
che accompagna generazioni della famiglia dei Reali Savoia e la
relazione con la storia della Chiesa Cattolica.
Volutamente non ho fatto commenti alle fotografie, intendendo
proporle per una personale osservazione ed un eventuale successivo
approfondimento individuale.
Nel’Archivio Arcivescovile, consultabile da chiunque, ho fotografato
alcuni documenti che ho graficamente studiato con disegno e
computer. Li propongo alla fine, per un paragone con la
documentazione antica. Potrebbe essere la medesima reliquia, per
esempio adattata al costume del tempo? Diversamente: esistono ancora
le reliquie di cui parlano i documenti delle ostensioni? Dove sono
state custodite?
Sicuramente potrebbe essere sfuggito qualcosa d’importante,
purtroppo non conosco il latino e la lettura delle pergamene scritte
a mano non è proprio semplice.
La
mia attenzione e curiosità per la bellezza dei documenti antichi,
per la calligrafia che scorre con l’inchiostro, per la stampa a
torchio, per la pergamena, per la carta a mano, per il fascino dei
sigilli, che autenticano il documento, hanno portato ad una fase
sperimentale attraverso l’uso del computer, con risultati
sorprendenti: basta importare un’immagine in word, evidenziarla, poi
fotografare il video con la macchina digitale, ottenendo così
positivi e negativi a piacere.
Una
raccolta di bolle pontificie e documenti antichissimi sono raccolti
scrupolosamente nell’Archivio Reale.
La
pubblicazione è un omaggio a Torino, città sabauda, con un Archivio
degno della storia d’Italia. Basta solo entrare e … consultarlo.
Spero d’incuriosire il lettore e coinvolgerlo.
Aurelia Pusar
Torino, settembre 2009
alcune
immagini del libro
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