Nata nel 67 a Napoli da una famiglia di artisti, inizio giovanissima a
lavorare con la creta ed i colori. Il confronto con la bravura di papà (
fotografo, scultore di ferro e legno, pittore; in realtà sa fare tutto e
tutto gli riesce bene subito), di mamma, di zia, di mio fratello e mia
cugina (ah, le famiglie numerose!!) ha avuto un effetto inibente
(ahimè) fino a quando nel 99 mi trasferisco a New York. Sono partita dal riciclare materiali inutilizzati: dove lavoravo venivano
buttati via litri e litri di smalti (quelli per le unghie) di ogni colore.
L’idea perciò è stata di trovare un utilizzo nuovo, per loro come per me,
metafora anticipatoria di ciò che avrei fatto anche io della mia vita.
Oltre alle tele, ho utilizzato come supporti rocchetti per fili elettrici,
tubi di plexiglass, porte.
Dopo due anni di USA, sono tornata a Roma, nella mia casa con vista sulla
Garbatella, senza rimpianti almeno per ciò che vedo dalla finestra.
Continuo a sperimentare nuove tecniche, che privilegiano il contatto con il
quadro e nel quadro. I miei pennelli sono le mani e le dita, la mia pittura è
volutamente cinestetica, visiva e tattile.